Continui a percorrere la Nanjing per circa un chilometro, in mezzo a un mare di luce che si ritira sui lati e che sembra precipitare su di te da un momento all'altro. Alla fine della passeggiata, tra i palazzi che dai due lati in prospettiva sembrano convergere tra di loro, ti appare come d'incanto lo spettacolo del Pudong. Man mano che ti avvicini la scena si allarga e come stampati su una parete gigantesca puoi contare uno per uno i numerosi grattacieli che si arrampicano su per il cielo crepuscolare, quasi in gara tra di loro, uno diverso dall'altro come se avessero fattezze e personalità diverse.
La Jin Mao Tower, la più vecchia e oramai superata in altezza, ostenta tuttavia tutta la sua dignità di vecchia signora. A seguire sulla destra la World Financial Center Tower, quasi trasparente per via della superficie ricoperta di specchi, con un'ampia apertura rettangolare in cima che la fa assomigliare ad un cavatappi. Si staglia quasi noncurante della vicina Shanghai Tower, che la sovrasta di una spanna, Questa si innalza per 633 metri come una sottile e gigantesca ciminiera percorsa dal basso verso l'alto da nastri luminosi che la avvolgono in continue spirali che pare vogliano farla apparire più alta di quel che è. Sulla sinistra la Pearl Tower, che non ha nulla da spartire con le grandi signore, lei è la regina, il simbolo incontrastato della Shanghai futuristica, come lo è la Tour Eiffel per Parigi, il Duomo per Milano e, perdonatemi il paragone, la cupola di san Gaudenzio per Novara o quella del Brunelleschi per Firenze.
Finita la Nanjing, attraversiamo la strada che corre parallelamente al fiume e ci portiamo sul largo marciapiede opposto. Percorrendolo verso destra, possiamo ammirare di fronte a noi e sul lato opposto della strada la lunga sequenza dei palazzi del Bund.
Le facciate, illuminate a giorno da una calda luce giallastra, mostrano con orgoglio imponenti forme, solide ed austere, ispirate all'architettura francese di fine Ottocento e inizi Novecento. Infatti, in quel periodo, penso fine al 1943, la zona era occupata dalla concessione francese e da altre concessioni che, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale e l'avvento nel 1949 della Cina comunista, sono state costrette a lasciare tutti i territori strappati all'impero cinese e mantenuti durante la fase della Cina nazionalista di Chiang Kai-Shek. Lasciamo il marciapiede e saliamo una scalinata che ci porta sulla passeggiata superiore che, costruita sull'argine del fiume, lo costeggia per un lungo tratto, consentendo di ammirare in un colpo solo sia il Bund che il Pudong. Qui lo spettacolo si fa decisamente più interessante.
Da qui la distesa di grattacieli appare come un'isola che galleggia sul fiume Huang Pu che pur non essendo lo Yangtze è largo almeno 500 metri. Le luci che piovono a cascate dagli edifici si riverberano sull'acqua giungendo fino a te. Alcuni sono densamente punteggiati di luci, altri ne sono completamente rivestiti con immagini che scorrono lungo le facciate. E' uno sfolgorio che copre l'intero arco visibile, da destra a sinistra. Sull'estrema sinistra un cuneo altissimo colorato di rosso vivo, che rappresenta un monumento agli eroi della rivoluzione. Sul fiume imbarcazioni illuminate a giorno di turisti. Ovviamente imbraccio il cellulare e filmo il tutto ruotando intorno a me stesso di 360 gradi.
Dopo mi fermo e mi riguardo il video. Improvvisamente mi accorgo che la carrellata ha non solo un significato estetico, ma, andando dal Bund al Pudong, ripercorre 150 anni di storia di Shanghai e forsanche della Cina. In quel momento l'eccitazione dei neuroni emozionali del sistema limbico si affievolisce e si attivano quelli razionali della corteccia frontale e mi domando: ma non siamo in un paese comunista? Ma i comunisti nostrani non hanno sempre urlato contro il consumismo, il lusso e chissà cos'altro? I loro figli e i figliocci non sono forse no-tav , no-tap, no-ponte e chissà cos'altro? Eppure, io vedo che qui tutte le aspirazioni e i valori occidentali tanto deprecati hanno raggiunto livelli che noi, almeno in Europa potremmo mai conseguire. Penso che se avessi posto la domanda a Deng Xiaoping e ora la ponessi a Xi Jinping, mi direbbero, comunisti si, ma mica fessi. A parte le battute facili, questo è un argomento che voglio approfondire e chiarire a me stesso.






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