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Shanghai: 1 - i giardini del mandarino Yu

 Oggi abbiamo deciso di visitare il tempio di Confucio, che più  che tempio è una scuola perché il confucianesimo non è una religione, ma una filosofia morale nata per creare un ordine sociale armonioso, fondato sulle virtù individuali.

Morale, usciamo sotto un sole cocente e più  di 30 gradi, prendiamo i metro 8 e 10 e dopo una camminata di 10 minuti arriviamo al tempio. Sorpresa: è chiuso per ristrutturazione. Quindi, gambe in spalla , cambiamo programma e prendiamo il metro 14 per andare ai giardini del mandarino Yu.

Questa è  una zona della città vecchia che di vecchio non ha più nulla se non l'architettura tipica cinese, perché qualche decennio fa è stata completamente ristrutturata, riqualificata e destinata ad area turistica e commerciale.

Comprende un'area commerciale, il tempio molto antico del Dio della Città e i famosi giardini del mandarino Yu.

Usciamo dal metro, davanti a noi in lontananza i grattacieli del Pudong,

 e ci avviciniamo al complesso degli edifici della città vecchia. 


All'interno troviamo una rete di strade e stradine sulle quali si affacciano una serie continua di negozi, street food e ristoranti, 



A questo punto decido di entrare nel tempio taoista del dio della città,  previo pagamento col telefonino di un ticket di ben 1 euro e 30 centesimi.


Il taoismo si basa sul Tao, che non è  proprio un dio come lo intendiamo noi, ma una forza primordiale che sostiene e guida l'universo. Il taoista deve capire e seguire il flusso del Tao senza opporsi ad esso. All'interno sono rappresentati delle divinità che corrispondono ai nostri santi, perché  sono personaggi storici che hanno acquisito meriti particolari nei confronti della società. 




Finita la visita sono già le 12.30 e nella piazza c'è un ristorante con una sala enorme pieno di gente. Siamo indecisi e allora si avvicina uno vestito da cuoco che ci mostra un menù illustrato, dove un pasto completo costa 98 yuan, circa 12 euro. Non ci capiamo un fischio , ma ci lasciamo convincere ed entriamo. Costui invece di farci accomodare nei tavolini del popolo, ci porta dritti ad un ascensore lustro di ottoni dorati e ci fa salire al primo piano. Io mi son detto, aiuto non è  che qui ci pelano, ma mia moglie dice, ma no,  nel menù  c'è scritto chiaro e tondo 99 yuan.
Il seguito ve lo racconto nel post che richiamate cliccando su: pranzo dal mandarino Yu.



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