Purtroppo, le vacanze ad un certo punto finiscono. Vorresti continuare all'infinito, ma ci sono dei limiti che non puoi superare. Primo non si può stare in Cina senza un visto speciale per più di un mese, poi ci sono delle finestre temporali da rispettare, in cui il clima è accettabile per noi, né troppo caldo né troppo freddo. I mesi migliori per Shanghai sono aprile-maggio e ottobre - meta novembre. In ultimo, e vale per i più, c'è un portafoglio che reclama le sue ragioni.
Morale il giorno 28 alle 9.30 di sera prendiamo un taxi, prenotato da mio figlio per circa 35 euro, carichiamo tutte le valigie e partiamo per l'aeroporto di Shanghai, il Pudong. Il taxi è di lusso, molto ampio, rivestito di pelle, con i sedili che ti facevano il massaggio sulla schiena. L'autista ci ha caricato lui i bagagli e via. Da casa al Pudong ci sono una quarantina di chilometri, tutti percorsi in una strada molto larga, forse un'autostrada, molto illuminata e anche molto trafficata.
Arriviamo dopo un'ora circa in aeroporto, l'autista si procura un carrello, impila sopra le valigie e "ni hao", ovvero ciao, buongiorno, buona sera etc, il saluto universale dei cinesi. Entriamo in aeroporto e facciamo a ritroso tutte le procedure fatte quando siamo arrivati. Giunti al controllo raggi X dei bagagli a mano, il policeman ci fa aprire una valigia, tira fuori due contenitori di creme di bellezza di mia moglie e ci fa capire che non possono passare. Dopo varie discussioni tra due sordi, intuisco vagamente che se li voglio portare devo tornare indietro al checking e farli imbarcare come bagaglio stiva. Accetto, e a questo punto si muove la efficiente macchina maoista. Mi fa passare attraverso quattro varchi proibiti, ovvero scorciatoie, avvertendo col walkie nonché talky i colleghi che li presidiavano. Arrivato al check-in, spiego a segni all'impiegata il problema e lei con altrettanti segni mi fa capire che imbarcare la valigetta nella stiva mi costerà 1000 yuan, ovvero centoventi euro. Al che col pensiero le dico in cinese: col cavolo, si tenga lei le creme, e me ne torno al controllo raggi x sempre attraverso le scorciatoie. Finalmente ci dirigiamo al gate n. 24 attraversando un salone d'aspetto che sarà stato lungo un chilometro.
Dopo un'oretta di attesa, l'imbarco, il decollo, il vano tentativo di dormire e così via per 12 lunghe ore. A rallegrarci, dopo circa un'ora e mezza, una cenetta a base di pollo con spaghetti molli molli che si scioglievano in bocca che era una delizia, qualche altra cosa che non ricordo e, meno male che almeno la birretta era una birretta. Una chicca che racconta il grado di raffinatezza culinaria dei cinesi è che dopo la cena deliziosa, l'hostess con gli occhi a mandorla passa e ti dà un panino, sorridendo come se ti stesse dando chissà quale leccornia. Io dico, non me lo potevi dare prima, mentre mangiavo. Pazienza, avevo lasciato un po' di burro, l'ho spalmato e giù anche la pagnottella. Verso le cinque del mattino, sollevo l'oblò e mi conforta una splendida aurora come non ne avevo mai visto.
Arriviamo puntuali come un orologio svizzero a Malpensa alle 6.20 del mattino, e dopo la trafila dei controlli aeroportuali, attendiamo un paio d'ore mia figlia che venga a prenderci. Finalmente a Novara, a far che? A sognare, se mai ci sarà, il prossimo viaggio.


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